#: locale=it ## Azione ### Text to Speech TextToSpeechBehaviour_DA7EE528_B622_0F09_41B3_998214AD5EF8.text = ADOLFO PORRY PASTOREL \ IL SINDACO E LA RICOSTRUZIONE \ \ «Trasformare l’antico borgo in una importante location cinematografica era stato solo un tassello, anche se il più evidente, di una attività continua a favore dei cittadini e con i cittadini per migliorare la vita di Castel San Pietro Romano, sfruttando al meglio tutte le occasioni, le conoscenze, le relazioni costruite in una vita di lavoro fotografico» \ \ Enrico Menduni \ \ Da subito l’operato del sindaco Adolfo Porry Pastorel seguì delle linee guida ben precise: l’unità per il bene comune, il rispetto stringente per la normativa e l’ammodernamento di un piccolo borgo che non era riuscito ancora a cogliere quella ventata di novità che gli anni del dopoguerra stavano portando un po’ in tutto il Paese. \ \ Castel San Pietro, infatti, si presentava come un borgo di altri tempi, senza acqua potabile nel paese, senza fogne, senza luoghi deputati alla macellazione degli animali, che vivevano nelle case con i contadini, scorrazzando indisturbati durante il giorno per le vie del centro. L’attività prevalente era l’agricoltura e si stava assistendo a una emigrazione in altri paesi per la carenza di possibilità lavorative. \ \ Il Sindaco Porry Pastorel si attivò immediatamente con una rivoluzione che portò, in pochi anni, il paese a nuova vita. Tra le prime azioni ci fu quella di rendere Castel San Pietro Romano più pulito. Presero il via i lavori per la sistemazione igienico sanitaria del borgo, con i progetti per il rifacimento delle fognature, l’istituzione di punti di raccolta dei rifiuti, la regimentazione degli animali e delle macellazioni con l’istituzione della cosiddetta Porcopoli, un’area per i suini all’esterno del paese, per la quale finì addirittura sulla rivista americana Life. \ \ Porry si fece inoltre promotore di una vera e propria campagna ecologista, invitando tutti al rispetto dell’ambiente con cartelli recanti le scritte “Rispetta le piante” e “Vietato lordare”. \ \ Al contempo iniziò una progettazione per importanti opere urbanistiche, tra cui l’acquedotto per portare l’acqua corrente in paese con la costruzione di due fontane, una a Piazza della Vittoria e una a Piazza Zirillo e una cabina per la distribuzione della corrente anche alle case private. \ \ Un’opera ingente fu poi la costruzione della circonvallazione che oggi porta il suo nome, che collega il Pincetto con il Belvedere, per una fruizione migliore degli accessi al paese. \ \ Il 1953 è l’anno della svolta per Castel San Pietro che, grazie a Porry, diventa il set di Pane Amore e Fantasia e di tante altre pellicole. Il cinema segnò la rinascita del piccolo borgo, portando lavoro e turismo. E le risorse necessarie per l’ammodernamento del paese. \ \ Il 5 aprile 1955, con una solenne cerimonia, alla presenza dell’on. Pietro Campilli, del vescovo Severi e di tutta la popolazione, venne inaugurato l’acquedotto del Formale. Tale fu l’importanza di quest’opera che il sindaco propose l’istituzione della “Festa dell’Acqua”, una celebrazione civile e religiosa da svolgersi l’otto settembre di ogni anno. \ \ Quest’opera venne collegata alla realizzazione del monumento Mariano in Piazza Europa, nell’area del “Pincetto”. \ \ Negli anni successivi l’operato di Porry Pastorel continuò a perseguire l’obiettivo del benessere e delle migliorie, con la visione di un borgo nuovo e accogliente per i cittadini e i turisti. \ \ Idee ancora oggi profondamente innovative, che rendono il senso profondo del concetto di comunità: il Bilancio in Tasca ne è l’emblema. Un piccolo libricino distribuito ai cittadini affinché questi avessero tutti contezza delle finanze comunali, da lui completamente ripianate e portate negli anni in attivo. \ \ Nel pieno della sua attività e al suo secondo mandato, Adolfo Porry Pastorel si ammalò e morì a Roma il primo aprile del 1960. \ \ L’eredità culturale lasciata da questo straordinario personaggio a Castel San Pietro Romano è ancora oggi profondamente radicata nella comunità, che continua a portare avanti le sue idee e il suo importante operato con orgoglio e riconoscenza. TextToSpeechBehaviour_D4D6F228_B62E_050A_41D1_7F186E44A367.text = ADOLFO PORRY PASTOREL \ IL “SOR SÌ” DI CASTEL SAN PIETRO ROMANO \ \ «Mai mi sono trovato al posto giusto come a Castel San Pietro ad ascoltare i racconti, le parolacce, l’ironia di Porry. Quando giravamo per il paese, per tutti aveva una parola, una battuta» \ \ Tazio Secchiaroli \ \ Adolfo Porry Pastorel e l’arrivo a Castel San Pietro Romano \ \ L'arrivo di Porry Pastorel in questo territorio è stato sempre romanticamente ammantato come un caso. Oggi, grazie alle nuove ricerche edite nel catalogo della mostra “Adolfo Porry Pastorel. Visioni Diffuse a Castel San Pietro Romano”, possiamo aggiungere un nuovo punto di partenza per le vicende che videro questo poliedrico personaggio muoversi all'interno dei Monti Prenestini. \ \ Tali ricerche hanno dimostrato che Porry, già giornalista, era ben inserito nell'ambiente culturale romano di inizio Novecento e che alcune frequentazioni dovevano essere state decisive per la conoscenza di questi luoghi. \ \ In particolare, grazie ad alcune foto rinvenute presso l'Istituto Luce e l'Istituto Centrale per la Grafica (ICG), è emerso che il rapporto con Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960), e precedente alla nota collaborazione per l'arte di Ostia e Taormina. Cambellotti era una delle personalità di spicco dell'ambiente artistico romano di più aperta avanguardia e profondamente impegnato nelle tematiche sociali. \ \ Dal 1904 fa parte del gruppo del XXV della Campagna Romana con cui era solito fare escursioni nella campagna per dipingere e scattare fotografie alla ricerca di ispirazione dal vero. Sempre in quegli anni, iniziň il suo impegno nel Comitato per le Scuole Contadine dell'Agro Romano, la cui finalità era promuovere, attraverso l'istruzione e l'assistenza sanitaria, il riscatto sociale delle popolazioni delle zone rurali. \ \ Entrambe queste esperienze portarono Cambellotti alla scoperta dei dintorni di Roma. L'ICG conserva un meraviglioso scatto con una veduta di Castel San Pietro Romano che dimostra inequivocabilmente la sua presenza in questo luogo. \ \ È possibile supporre che proprio la frequentazione di Cambellotti abbia portato il giovane Porry Pastorel a conoscere gli artisti e gli intellettuali che gravitavano attorno al Comitato per le Scuole Contadine e al gruppo del XXV della Campagna Romana. \ \ Tra questi, Urbano Barberini, personalità colta, esperto di arte e di dilettante anche nella pittura, il quale propose proprio l'agenzia VEDO di Porry al padre, il principe Luigi Barberini, per la realizzazione di alcuni scatti di documentazione dei lavori di restauro e riadattamento di Palazzo Barberini e delle aree limitrofe negli anni Venti. \ \ È probabile che siano stati proprio i Barberini a chiamare il fotoreporter a Palestrina per documentare, il 12 ottobre 1921, l'inaugurazione del monumento del suo cittadino più illustre, il compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina. \ \ Gli scatti realizzati in questa occasione sono la prima testimonianza certa della presenza di Porry Pastorel nei Monti Prenestini. \ \ Altra figura di rilievo, connessa sia a Porry che a Cambellotti, è Giulio Coltellacci. Il famoso scenografo era fratello di Adriana, l'amata nuora di Porry che gli rimase sempre accanto, anche dopo la scomparsa di Alberto. \ \ \ Il “Sor Sì” \ \ Nel giugno del 1952 Adolfo Porry Pastorel venne eletto sindaco di Castel San Pietro Romano con la quasi totalità dei voti. \ \ Porry aveva 64 anni e alle spalle una vita di successi, una brillante carriera da fotoreporter che lo aveva reso testimone, attraverso i suoi scatti, di mezzo secolo di storia italiana. \ \ Erano stati gli abitanti stessi del piccolo paese a convincerlo a candidarsi. Da quando frequentava Castello, infatti, Porry era diventato un punto di riferimento per la comunità. \ \ Non solo perché con la sua stravagante personalità aveva portato nel borgo una ventata di brio e modernità, ma soprattutto per il suo forte senso di appartenenza a quella comunità, per la quale aveva messo in campo un grande impegno civico e sociale. \ \ Già nel 1941, sicuramente influenzato dalle esperienze del Comitato per le Scuole Contadine dell'amico Cambellotti, si era prodigato per la creazione di un asilo che togliesse dalla strada i figli dei contadini, ottenendo in concessione dal Comune alcuni locali dell'ECA (Ente Assistenza Comunale) e sostenendone economicamente buona parte delle spese. \ \ Nel 1943 aveva salvato i cittadini del borgo dai soldati tedeschi che, convinti che a Castello si nascondessero dei partigiani, avrebbero commesso un eccidio se Porry, con grande coraggio e grazie alla padronanza della lingua germanica, non si fosse interposto garantendo a nome di tutti con l'ufficiale tedesco. \ \ Negli anni si era guadagnato la fiducia e il riconoscente affetto della popolazione e quando fu eletto tutta commentarono o chiamarono affettuosamente “Sor Sì”. \ \ Già con la campagna elettorale aveva dato prova della sua creatività stampando delle fotografie con un facsimile della scheda elettorale, che recava sul retro un invito al voto per un nuovo benessere. \ \ E proprio il benessere dei suoi concittadini fu il principale obiettivo del suo operato di sindaco. TextToSpeechBehaviour_D161E704_B62E_0CF9_41B3_5E40362FC267.text = ADOLFO PORRY PASTOREL \ UN FOTOREPORTER GENIALE \ \ La vita di Adolfo Porry Pastorel sembra uscita dalla penna di un brillante scrittore di romanzi. \ \ Nato nel 1888 a Vittorio Veneto (TV), di origini internazionali (nonno francese, nonna inglese), trapiantato nella Roma di inizio secolo. Rimasto giovanissimo orfano del padre bersagliere insieme ai nove fratelli, dovette darsi presto da fare per aiutare la madre. \ \ L'amico di famiglia Ottorino Raimondi, vice direttore de Il Messaggero, lo introdusse nell'ambiente del giornalismo, dove spiccò subito per le sue intuizioni geniali. La prima fu quella di utilizzare le fotografie nei giornali a corredo delle notizie, fino ad allora solo descritte o illustrate attraverso disegni, divenendo di diritto il padre del fotogiornalismo italiano. \ \ Alberto Bergamini, direttore de Il Giornale d'Italia, lo volle fortemente nella sua squadra. Ma la carriera giornalistica non bastava al giovane intraprendente Porry: nel 1908 aprì la sua agenzia fotografica che chiamò VEDO (Visioni Editoriali Diffuse Ovunque), con la quale poteva permettersi uno sguardo più indipendente, più incline alla sua indole ironica e sagace. \ \ Celebre il suo scatto che immortala l'arresto di Mussolini nel 1915 durante il comizio interventista. Scatto che il duce non gli perdonerà mai, ma che non gli impedirà di riconoscere che quel fotografo rompiscatole era il migliore, e di servirsi del suo talento. \ \ Porry era sempre un passo avanti a tutti. Geniali erano le sue trovate per battere la concorrenza: dai gadgets (specchietti per le signore, orologi per i signori) con il numero dell'agenzia VEDO e la scritta FOT (Fotografa Ovunque Tutto), all'uso di piccioni viaggiatori per inviare negativi da sviluppare nel minor tempo possibile. \ \ Ad attenderli la sua amata Franca Cerruti. Compagna di tutta la vita, complice impareggiabile nel lavoro, madre del loro unico figlio Alberto, che fu al tempo stesso la gioia e il dolore più grande della sua vita. Fotoreporter come il padre, partì per il fronte russo e non fece più ritorno. \ \ Per Porry fu un colpo durissimo, che compromise la sua salute. Convinto che non gli restasse più molto tempo, decise di ritirarsi con la moglie a Castel San Pietro Romano, il piccolo paese in cima al monte di Palestrina a cui tanto era legato e che frequentava dagli anni Trenta come luogo di villeggiatura. TextToSpeechBehaviour_DC8A562A_B62E_0D0E_41E2_E6F42645BDCD.text = ARCHIVIO FOTOGRAFICO DIFFUSO \ DI PORRY PASTOREL \ \ «A Castello Porry conosceva tutti, grandi e piccoli, a tutti scattava una fotografia, con tutti scambiava una parola; aveva trovato una grande famiglia e tutti gli volevano bene» \ \ Tita Di Domenicantonio \ \ Il ricordo e il sentimento di riconoscenza dei cittadini di Castel San Pietro Romano nei confronti di Adolfo Porry Pastorel non sono mai svaniti, anzi sembrano rafforzarsi col passare del tempo. \ \ E quando il Museo Diffuso ha rivolto l'appello a contribuire a uno studio per fare nuova luce sulla straordinaria vicenda del Sindaco-Fotografo in questo territorio, la comunità ha risposto con grande entusiasmo. \ \ Così, mentre a Roma con la mostra L'altro sguardo curata dal professor Enrico Menduni si conferiva il giusto riconoscimento a Porry Pastorel come padre del fotogiornalismo italiano, a Castello i cittadini tiravano fuori dai cassetti e dagli album dei ricordi foto inedite del loro Sor Sì. \ \ Oltre 130 sono state le foto pervenute al museo, a testimonianza della grande generosità dei cittadini di Castel San Pietro che, condividendo un pezzo della loro storia personale e familiare, hanno contribuito ad approfondire una pagina importante della storia del borgo e dell'operato di Porry Pastorel sindaco. \ \ Si tratta soprattutto di foto di famiglia e di ritratti realizzati dal fotoreporter negli anni '50. \ \ Scatti di un'intensità profonda che dimostrano che non solo a Castello Porry non aveva smesso di fotografare, come invece tanti credevano, ma che la sua fotografia si era rinnovata e aveva trovato qui nuovo impulso e vigore tra quella semplice gente che lo aveva accolto tanto calorosamente ed era diventata la sua nuova, grande famiglia. \ \ Tante le foto che ritraggono il Sor Sì tra i suoi concittadini, in momenti di convivialità, ospite ai matrimoni, nelle cerimonie pubbliche. \ \ Questi scatti costituiscono quello che ci piace definire l'Archivio Diffuso di Porry Pastorel a Castel San Pietro Romano, ricorrendo a un termine a noi tanto caro: Diffuso come il nostro Museo, così come erano diffuse (Ovunque) le Visioni Editoriali dell'agenzia VEDO di Porry. TextToSpeechBehaviour_D2452370_B622_0BF2_41D0_AF275321ADE7.text = Adolfo Porry Pastorel e il cinema a Castel San Pietro \ \ «Domani verranno qui quei signori, da Roma, a girare un film: resteranno circa quaranta giorni. Il sindaco invita tutti a collaborare con quelli del cinema: naturalmente chi lavora sarà pagato. Il sindaco invita i cittadini a usare il denaro che guadagneranno col cinema per migliorare le case e abbellire il paese». \ \ Avviso del banditore comunale di Castel San Pietro Romano, luglio 1953. \ \ Con questo annuncio del banditore comunale ha inizio per gli abitanti di Castel San Pietro Romano un'incredibile avventura che rivoluzionerà le loro vite e le sorti di quel piccolo borgo provato dalla guerra e dalla miseria e destinato, come molti altri, allo spopolamento. \ \ Il Sindaco che "invita i cittadini a collaborare" naturalmente è Adolfo Porry Pastorel, l'artefice di questa vicenda straordinaria. Il celebre fotoreporter aveva infatti convinto il suo amico Vittorio De Sica a scegliere quel paese "scassato" come set del nuovo film di Luigi Comencini. Ma il merito di Porry Pastorel non sta solo nell'aver portato il cinema a Castel San Pietro, quanto nell'aver intuito le potenzialità per la crescita economica e il futuro del borgo. \ \ Come è emerso dai verbali conservati presso l'Archivio Storico del comune, il Sindaco, con grande lungimiranza, strinse accordi con i produttori della Titanus, la celebre casa cinematografica, affinché facessero sostanziale ricorso agli abitanti di Castel San Pietro per le comparse e i lavori di manovalanza, così da dare loro un'opportunità di guadagno per potersi risollevare in quel difficile periodo del secondo dopoguerra. \ \ Ma, allo stesso modo, Porry Pastorel chiese ai suoi concittadini di utilizzare parte dei loro guadagni per migliorare le condizioni del borgo, creando un vero e proprio circolo virtuoso, i cui benefici furono immediatamente tangibili. \ \ Nell'estate del 1953 Castel San Pietro Romano divenne così la Sagliena di Pane, amore e fantasia, i suoi vicoli vennero improvvisamente invasi dalla troupe e da stelle del cinema e, in breve tempo, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Tina Pica, Roberto Risso e tutti i cast, divennero di casa in quel piccolo borgo. \ \ È straordinario "padrono di casa" si dimostrò il sindaco Porry, sempre presente sul set e pronto ad accogliere tutti, insieme alla moglie Franca, nel suo patio diventato luogo di ritrovo della troupe. \ \ Durante le riprese ci fu lavoro per tutti. Non solo quasi tutti gli abitanti fecero da comparse e da attrezzisti, ma tutte le attività ebbero un'impennata straordinaria: dal ristorante, al forno, all'emporio, dall'affitto delle case, alla vendita dei prosciutti. \ \ Sull'onda del successo, l'anno successivo, in una Castel San Pietro già trasformata grazie agli introiti del primo film, tornarono le stesse condizioni pattuite con la Titanus, si girò Pane, amore e gelosia. \ \ Nel 1955 le scene iniziali di Pane, amore e... riportarono il borgo al centro dell'attenzione e contribuirono a suscitare l'interesse dei registi e delle case cinematografiche, divenendo così il naturale successore del successo del primo film. \ \ Un interesse che proseguì anche dopo la morte di Porry Pastorel e che contribuì a dare ai suoi lasciti più importanti: quel "paese scassato" che, grazie alle geniali intuizioni e alla dedizione di suo figlio, divenne uno dei borghi più belli d'Italia. TextToSpeechBehaviour_FB78D5DD_CF40_3D03_41C4_ECAF116BEADD.text = Benvenuti al Museo Diffuso di Castel San Pietro Romano (MuDi) \ \ Benvenuti al Museo Diffuso di Castel San Pietro Romano (MuDi), un luogo che nasce nel 2016 con l'intento di valorizzare e arricchire l'offerta culturale dei Monti Prenestini. \ \ Attraverso tre percorsi tematici distinti — Monumenti, Natura e Cinema — vi invitiamo a intraprendere un viaggio esperienziale che vi condurrà alla scoperta di questo affascinante territorio e della storia di Castel San Pietro, con la sua trasformazione da piccolo villaggio protostorico a celebre set cinematografico. \ \ Il Museo nella sede espositiva di Palazzo Mocci e il Museo Diffuso, situato tra i monumenti, i vicoli e i paesaggi incontaminati di Castel San Pietro Romano, intende offrire ai visitatori un'esperienza coinvolgente che si sviluppa grazie al costante dialogo tra l'interno delle sue sale e l'esterno suggestivo del paese. \ \ Una sezione significativa del Museo è dedicata ad Adolfo Porry Pastorel, il padre del fotogiornalismo italiano e sindaco poliedrico di Castel San Pietro Romano, il cui impatto amministrativo e culturale ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione del borgo. \ \ Il testo prosegue spiegando che le Visioni Diffuse hanno gettato le basi per la vocazione turistico-culturale del paese e che il museo accoglie visitatori di tutte le età, con particolare attenzione ai più piccoli. Attraverso illustrazioni accattivanti e una presentazione chiara dei contenuti, bambini e famiglie possono comprendere meglio i temi trattati. \ \ L'invito finale è a esplorare il MuDi e lasciarsi trasportare dalle storie e dalle meraviglie di Castel San Pietro Romano, un luogo in cui si incontrano bellezza, autenticità e storia del territorio dei Monti Prenestini. TextToSpeechBehaviour_FB9DEB36_CF43_F50F_41E0_752874F8460A.text = Benvenuti al Museo Diffuso di Castel San Pietro Romano (MuDi) \ \ Benvenuti al Museo Diffuso di Castel San Pietro Romano (MuDi), un luogo che nasce nel 2016 con l'intento di valorizzare e arricchire l'offerta culturale dei Monti Prenestini. \ \ Attraverso tre percorsi tematici distinti — Monumenti, Natura e Cinema — vi invitiamo a intraprendere un viaggio esperienziale che vi condurrà alla scoperta di questo affascinante territorio e della storia di Castel San Pietro, con la sua trasformazione da piccolo villaggio protostorico a celebre set cinematografico. \ \ Il Museo nella sede espositiva di Palazzo Mocci e il Museo Diffuso, situato tra i monumenti, i vicoli e i paesaggi incontaminati di Castel San Pietro Romano, intende offrire ai visitatori un'esperienza coinvolgente che si sviluppa grazie al costante dialogo tra l'interno delle sue sale e l'esterno suggestivo del paese. \ \ Una sezione significativa del Museo è dedicata ad Adolfo Porry Pastorel, il padre del fotogiornalismo italiano e sindaco poliedrico di Castel San Pietro Romano, il cui impatto amministrativo e culturale ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione del borgo. \ \ Il testo prosegue spiegando che le Visioni Diffuse hanno gettato le basi per la vocazione turistico-culturale del paese e che il museo accoglie visitatori di tutte le età, con particolare attenzione ai più piccoli. Attraverso illustrazioni accattivanti e una presentazione chiara dei contenuti, bambini e famiglie possono comprendere meglio i temi trattati. \ \ L'invito finale è a esplorare il MuDi e lasciarsi trasportare dalle storie e dalle meraviglie di Castel San Pietro Romano, un luogo in cui si incontrano bellezza, autenticità e storia del territorio dei Monti Prenestini. TextToSpeechBehaviour_D7C335C7_B62E_0F1A_41DC_D3039588654F.text = Dal paesaggio naturale al paesaggio culturale \ \ «Il paesaggio culturale è forgiato da un paesaggio naturale ad opera di un gruppo culturale. La cultura è l’agente, gli elementi naturali sono il mezzo, il paesaggio culturale è il risultato». \ \ Carl Sauer, 1925 \ \ Monte Ginestro e la prateria arida \ \ Il Monte Ginestro è caratterizzato dall’habitat più biodiverso dei Monti Prenestini: la prateria arida. \ \ La prateria arida non è altro che un prato costituito da specie erbacee selvatiche. L’aggettivo arida deriva dal fatto che nelle stagioni estiva, tarda estate e inizio autunno, la natura carica del terreno che non trattiene l’acqua, la prateria si secca completamente e prende la classica colorazione dorata. \ \ La prateria arida è così biodiversa perché è popolata da tante specie soprattutto di piante erbacee e di insetti. In primavera le orchidee selvatiche colorano la prateria; nei Monti Prenestini ne sono state censite più di 35 specie. Molte orchidee hanno evoluto il loro fiore in modo da attirare con l’inganno gli insetti impollinatori. \ \ Come Ophrys bertolonii (Fig. 2), che ha un fiore che con la sua particolare forma attira specifici imenotteri che, andando di fiore in fiore, effettuano l’impollinazione. \ \ Nel pieno dell’estate la prateria si popola anche di molti insetti, come le farfalle appartenenti alla famiglia dei licenidi (Fig. 4), che è molto bella osservare al tramonto. Le colorate ginestrine e, se si è fortunati, si possono scovare anche esemplari di mantide religiosa (Fig. 5). \ \ Per immergersi nella prateria arida di Monte Ginestro basta percorrere il sentiero Akropolis, un archeotrekking molto suggestivo che ripercorre l’antica via di collegamento tra Praeneste e la sua acropoli. \ \ L’acquedotto delle Cannucete \ \ L’antico acquedotto fu costruito probabilmente tra il VI e il V sec. a.C. per rifornire d’acqua la città di Praeneste. \ \ La lunghezza del condotto, in opera, è stimata in circa nove chilometri; il tratto più significativo è quello che attraversa la Valle delle Cannucete. \ \ Le acque venivano raccolte dalle sorgenti presenti nella valle e convogliate verso la città attraverso un articolato sistema idraulico. Alcuni tratti dell’acquedotto sono ancora oggi visibili e rappresentano una delle più importanti testimonianze dell’ingegneria idraulica antica nel territorio prenestino. \ \ (Parte del testo centrale risulta poco leggibile nella fotografia; per una trascrizione letterale completa servirebbe un dettaglio ravvicinato del pannello centrale.) \ \ La Valle delle Cannucete \ \ La Valle delle Cannucete è una delle aree naturali più belle e importanti dei Monti Prenestini e della Regione Lazio. \ \ La caratteristica che rende così speciale questo luogo è la presenza permanente di acqua, che scorre nel fosso delle Cannucete creando cascatelle e piscine naturali suggestive. \ \ Gli ambienti di fossi sono l’habitat ideale per molte specie di anfibi come la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata). \ \ La presenza di acqua ha portato alla costruzione di un acquedotto tra il VI e il V secolo a.C., proprio per proteggere l’importante risorsa idrica, storicamente il bosco della valle non ha mai subito tagli sistematici. \ \ Oggi abbiamo un bosco naturale costituito da molte specie diverse tra cui carpini, aceri e roverelle, con molti esemplari secolari. \ \ Tra le specie di alberi più importanti presenti nella Valle delle Cannucete c’è il tiglio, che siamo abituati a vedere nei viali delle nostre città, ma che allo stato naturale è molto raro e vive in pochi valloni impervi e umidi delle Cannucete e uno di questi. \ \ Tutte queste caratteristiche hanno fatto sì che questa area naturale sia protetta attraverso l’istituzione del Monumento Naturale delle Cannucete. \ \ La protezione di questo luogo comporta che il bosco non subisca interventi umani: in questo modo gli alberi compiono tutto il loro ciclo vitale e quando per ragioni naturali raggiungono la morte, il legno non viene rimosso ma viene decomposto da moltissime specie di funghi e insetti xilofagi. Le larve di questi insetti, che nascono e crescono vivendo nel legno morto, fanno parte della dieta dei picchi, che con il loro becco specializzato scavano il legno in cerca delle loro prede. \ \ Tutto questo genera un bosco ad elevato tasso di biodiversità. \ \ Il Monumento Naturale è visitabile percorrendo il percorso a semianello costituito dai sentieri CAI 509, 510 e 513. TextToSpeechBehaviour_E8FE9C6C_B626_1D13_41DC_E4FB1681BA84.text = I film a Castel San Pietro \ 1953 – Pane, amore e fantasia \ 1954 – Pane, amore e gelosia \ 1955 – Pane, amore e... \ 1957 – La nonna Sabella \ 1958 – Tuppe tuppe marescià \ 1961 – I due marescialli \ 1961 – Il Federale \ 1963 – Lola \ 1970 – Le castagne sono buone \ 2020 – Il cattivo poeta TextToSpeechBehaviour_D6009712_B62E_0B3B_41E6_E52DFC8A113D.text = Lo scavo archeologico, la stratigrafia e la ceramica \ \ La stratigrafia è una metodologia fondamentale negli scavi archeologici che permette di analizzare e comprendere la storia degli insediamenti umani attraverso le diverse fasi di sovrapposizione di strati di terreno. Questo approccio consente agli archeologi di ricostruire cronologicamente gli eventi passati, offrendo un quadro dettagliato dell’evoluzione di una area nel corso del tempo. \ \ Nel contesto degli scavi archeologici, la ceramica gioca un ruolo cruciale nella stratigrafia. Le ceramiche rappresentano un materiale durevole e resistente che si conserva bene nel suolo. La varietà di stili, forme e decorazioni delle ceramiche consente agli archeologi di datare gli strati di scavo e di identificare cambiamenti culturali, sociali ed economici nel corso delle epoche. \ \ La ceramica negli scavi archeologici è una fonte preziosa di dati che aiuta gli studiosi a ricostruire il puzzle della storia umana. La stratigrafia, insieme all’analisi della ceramica, fornisce una finestra unica sul passato, permettendo di comprendere le dinamiche sociali, culturali ed economiche delle civiltà antiche e contribuendo così ad arricchire la nostra conoscenza del patrimonio culturale dell’umanità. \ \ A Castel San Pietro Romano lo scavo di un tratto delle mura in corrispondenza della costruzione del nuovo parcheggio del Belvedere ha restituito una numerosa gamma di frammenti di ceramica, riferibile a forme di vasellame in uso fra la tarda età del Bronzo (XIV-XIII sec. a.C.) e la piena età del Ferro (IX sec. a.C.). Questa sequenza ceramica si interrompe in quel periodo, con una ripresa nel VI sec. a.C. e per i secoli successivi. \ \ Fra le più antiche forme ceramiche recuperate con lo scavo spiccano vasi frammenti di vasi di grandi dimensioni, come i dolia, usati per la conservazione delle derrate alimentari, insieme con numerosi frammenti di fondi di piatti per lo sporzionamento del cibo. \ \ Sono state rinvenute, sempre per la fase protostorica, anche olle, ciotole, scodelle, tazze e addirittura frammenti di fornelli. Tutte queste forme di vasellame sono riferibili a pratiche di cucina, da mettere probabilmente in relazione con il villaggio stanziato in cima al Monte. \ \ Per l’età arcaica (VI a.C.) sono venuti alla luce anche i cosiddetti “testi da pane”, una sorta di coperchi in argilla, che venivano posti direttamente sopra il pane durante la cottura. \ \ La ceramica medievale invece mostra principalmente olle acquarie e boccali, forse da connettere alla vita monastica presente in cima al monte in questo periodo. \ \ Lo scavo archeologico all’interno del Parco della Memoria e della Rocca dei Colonna, ha restituito invece ceramica di uso comune medievale e moderna, che ci racconta quindi di una continuità di frequentazione di questi luoghi fino ad oggi. TextToSpeechBehaviour_AB92B4FB_BAAB_DDBB_41A6_E6A82D629FE0.text = MUDI REALITY + \ ENTRA NELLA ROCCA OLTRE L’IMMAGINAZIONE \ \ Attraverso il progetto Reality + potrai sbirciare nella storia e vedere come probabilmente erano i monumenti. \ \ Prova questa esperienza. \ \ ENTRA NELLA ROCCA \ \ Usando l’app Mudi Reality + potrai esplorare questo portale interattivo in 3D. \ \ Prendi l’iPad, apri l’app MUDI Reality + e punti il tablet a questa immagine e apparirà un portale digitale! \ \ Esperienza immersiva con Realtà Aumentata: \ riscopri la storia della Rocca dei Colonna \ \ Benvenuti in MuDi Reality +, dove la storia prende vita grazie alla magia del 3D! \ \ Immaginate di poter fare un salto nel passato per ammirare la maestosità della Rocca di Castel San Pietro Romano nel XIII secolo. \ \ Grazie alla nuova esposizione realizzata in Realtà Aumentata potrete vivere un’esperienza immersiva e unica, che vi porterà alla scoperta della Rocca dei Colonna come non l’avete mai vista! \ \ Un modo nuovo ed emozionante di interagire con la storia, che prova a colmare il divario tra passato e presente, per apprezzare appieno l’importanza dei monumenti. \ \ Dovete però tenere bene a mente che queste ricostruzioni — per quanto realistiche e realizzate sulla base di confronti documentari e iconografici — sono sempre ipotetiche e hanno valore didattico, non scientifico. \ \ E adesso avvicinatevi, inquadrate le immagini e iniziate la vostra visita virtuale! \ \ Troverete modelli dettagliati della Rocca, della Torre del Ponte Levatoio e della Porta ad Ogiva sull’anello delle Mura Poligonali, con i quali potrete interagire per esplorare il nostro patrimonio culturale con nuovi occhi. \ \ Mentre vi immergete nell’esperienza virtuale, prendetevi anche un momento per apprezzare il dialogo tra l’innovazione tecnologica e gli studi storici, le ricerche scientifiche e i progetti del nostro museo, che insieme ci permettono di imparare ancora di più sul nostro territorio. \ \ Buon divertimento nel vostro viaggio nel passato! TextToSpeechBehaviour_E8447C4D_B626_3D2D_41C8_5ECAE7DA84FF.text = Pane, amore e fantasia e l’indimenticabile Bersagliera \ \ «Quella è un diavolo scatenato, una ragazza un po’ ardita... Forse è la troppa miseria a metterle un diavolo in corpo! La chiamano Pizzicarella, la Bersagliera» \ \ Pane, amore e fantasia, 1953 \ \ Pane, amore e fantasia è senza dubbio uno dei capolavori del cinema italiano di tutti i tempi. Ma è anche il film che trasformò Castel San Pietro Romano nel “paese del cinema”. Un sodalizio straordinario, quello tra il piccolo borgo prenestino e Luigi Comencini, che offrì al regista l’ambientazione perfetta — quella del paese “scassato” che tanto aveva cercato insieme a De Sica — e a Castel San Pietro l’opportunità di rinascere ed emanciparsi. \ \ Luigi Comencini trovò a Castel San Pietro Romano il luogo ideale per la sua Sagliena, immaginario paese degli Abruzzi, che diventò l’emblema dei piccoli centri di provincia che mostrano ancora le ferite della guerra da poco conclusa, ma anche una grande voglia di ricominciare. \ \ Pane, amore e fantasia — che ottenne numerosi riconoscimenti e un riscontro di pubblico talmente vasto da inaugurare una tetralogia — è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, stilata nel 2008 con lo scopo di segnalare i 100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978. \ \ Il progetto è stato realizzato dalle Giornate degli Autori, rassegna autonoma all’interno della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, con la collaborazione di Cinecittà Holding e il sostegno del Ministero per i Beni Culturali. \ \ In effetti pochi film hanno segnato la storia del costume e del cinema italiano come Pane, amore e fantasia. Discostandosi dalle tematiche impegnate del Neorealismo per raccontare storie comuni di personaggi altrettanto comuni, il film inaugurò quel filone “romantico” — detto Neorealismo Rosa — che avrebbe riscosso largo consenso e aperto la strada alla “Commedia all’italiana”. \ \ Un film dalla trama semplice, ma con battute, volti, luoghi e atmosfere indimenticabili. E soprattutto un cast strepitoso: alla straordinaria prova di Vittorio De Sica nei panni del maresciallo Carotenuto e di Tina Pica in quelli della governante Carmela, si affianca l’indimenticabile Gina Lollobrigida, la nostra amata Bersagliera, rimasta sempre legata a Castel San Pietro Romano di cui spesso diceva: \ \ «è la mia seconda casa». \ \ Con grande emozione e orgoglio la comunità di Castel San Pietro Romano, nel novembre del 2018, ha voluto renderle omaggio conferendole la cittadinanza onoraria. \ \ Pane, amore e fantasia ha lanciato e consacrato la carriera di Gina Lollobrigida che, a pochi mesi dalle celebrazioni del 70º anniversario di questo iconico film, nel 2023, ha lasciato nell’immaginario collettivo per sempre la sua Bersagliera, personaggio con cui conquistò il Nastro d’Argento e divenne una diva mondiale. TextToSpeechBehaviour_D5F681C1_B626_0712_41D2_2DC196DAECD1.text = Porry e la creazione dell'identità \ Dalle foto di posa al marketing turistico \ \ «Sulla strada di Palestrina, dove comincia la stradicciola che conduce a Castel San Pietro, Porry Pastorel ha fatto mettere un grande cartello, con una freccia e la frase: "Turisti, visitate il paese di Pane, amore e fantasia". È stata un'idea felice. Molte macchine seguono la direzione indicata dalla freccia. Ogni giorno arrivano su comitive di turisti, anche stranieri. Girano per il paese, si guardano attorno, lanciano esclamazioni di gioia quando riconoscono i luoghi dei film». \ \ Luigi Cavicchioli TextToSpeechBehaviour_DB5917C6_B622_0B06_41E3_82ED3AA6DDF7.text = «Mi preparai a morire [...] E decisi di finire i miei giorni lassù, dimenticato da tutti. Invece (con sommo stupore dei medici) gli ottocento metri di altezza di Castel San Pietro mi giovarono enormemente. \ \ Ma soprattutto riuscii a poco a poco a riacquistare un po' di pace, di tranquillità. \ \ E il merito fu tutto dei 753 abitanti del paese, povera gente, buona, modesta, generosa. \ \ Io che pensavo di essere ormai terribilmente solo, sentii di aver acquistato una nuova famiglia, una grossa famiglia bisognevole d'aiuto [...]» \ \ Adolfo Porry Pastorel ## Media ### Immagine imlevel_9F602281_CF40_37FD_41DE_5ACB468E3A9E.url = media/map_A30228A8_BB26_8F95_41D2_567779EB984C_it_0.webp imlevel_9F602281_CF40_37FD_41CF_4A050D9E25D6.url = media/map_A30228A8_BB26_8F95_41D2_567779EB984C_it_1.webp imlevel_9F603281_CF40_37FD_41E7_8303320131F5.url = media/map_A30228A8_BB26_8F95_41D2_567779EB984C_it_2.webp imlevel_9F606281_CF40_37FD_41E4_36F980D6D72E.url = media/map_A30228A8_BB26_8F95_41D2_567779EB984C_it_3.webp ### Planimetria ### Sottotitoli Video ### Titolo video_EBC17EB9_B62E_1D66_41D5_38CA6D4FCFB5.label = 1.video video_EFE3FEE8_B62E_FAE5_41E0_4C3AD00A1BE4.label = 2.video video_E095ED02_B62E_1F25_41E2_7F107E25083D.label = 3.video panorama_BE6F1FBD_B1A4_121C_41DF_B591F9CDF7E4.label = Chiesa Madre - S31 panorama_BE6F1846_B1A4_3E6C_41D0_51D30A606678.label = Chiesa Madre - S32 panorama_BE6F315F_B1A4_2E1D_41B8_9076CF8F5453.label = Chiesa Madre - S33 panorama_BE6CEA0B_B1A4_1DE4_41DB_86747AC8F7A7.label = Chiesa Madre - S34 panorama_BE6EE34A_B1A5_F264_41E2_1D6A66E4DF4F.label = Chiesa Madre - S35 panorama_BE6D2CCB_B1A5_F664_41BB_2058F2FA9008.label = Chiesa Madre - S36 panorama_BE6D1649_B1A4_1264_41C9_080F401D57B8.label = Chiesa Madre - S37 panorama_BE6CAA0D_B1A4_7DFC_41DC_172750BB8AE3.label = Mura Poligonali-S59 panorama_BE6C9280_B1A4_12E3_41DB_DA747838168A.label = Mura Poligonali-S60 panorama_BE6CABB2_B1A4_1224_41D1_1FF23F259447.label = Mura Poligonali-S61 panorama_BE6CB4BB_B1A4_3624_41E6_07497C0DFE3E.label = Mura Poligonali-S62 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map_A30228A8_BB26_8F95_41D2_567779EB984C.label = mappa rag ### Video videolevel_9F427D5A_CF43_CD0F_41C9_AA286B10B39A.url = media/video_E095ED02_B62E_1F25_41E2_7F107E25083D_it.m3u8 videolevel_E52C4C4D_CF40_5392_41CA_1B401479593E.url = media/video_E095ED02_B62E_1F25_41E2_7F107E25083D_it.mp4 videolevel_9F427D5A_CF43_CD0F_41C9_AA286B10B39A.posterURL = media/video_E095ED02_B62E_1F25_41E2_7F107E25083D_poster_it.jpg videolevel_E52C4C4D_CF40_5392_41CA_1B401479593E.posterURL = media/video_E095ED02_B62E_1F25_41E2_7F107E25083D_poster_it.jpg videolevel_9FBF382F_CF40_3305_41E0_2C112939AB66.url = media/video_EBC17EB9_B62E_1D66_41D5_38CA6D4FCFB5_it.m3u8 videolevel_E543EAB9_CF40_54F2_41E3_A03F15A6EA0B.url = media/video_EBC17EB9_B62E_1D66_41D5_38CA6D4FCFB5_it.mp4 videolevel_9FBF382F_CF40_3305_41E0_2C112939AB66.posterURL = media/video_EBC17EB9_B62E_1D66_41D5_38CA6D4FCFB5_poster_it.jpg videolevel_E543EAB9_CF40_54F2_41E3_A03F15A6EA0B.posterURL = 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skin/Image_E1600927_B622_0768_41D6_7EA2741BDFCF_it.jpg Image_E1600927_B622_0768_41D6_7EA2741BDFCF_mobile.url = skin/Image_E1600927_B622_0768_41D6_7EA2741BDFCF_mobile_it.jpg Image_E16437C3_B622_0B29_4197_43BA35C5322F.url = skin/Image_E16437C3_B622_0B29_4197_43BA35C5322F_it.jpg Image_E16437C3_B622_0B29_4197_43BA35C5322F_mobile.url = skin/Image_E16437C3_B622_0B29_4197_43BA35C5322F_mobile_it.jpg Image_E168D3C1_B622_0B28_41D3_0439336962D2.url = skin/Image_E168D3C1_B622_0B28_41D3_0439336962D2_it.jpg Image_E168D3C1_B622_0B28_41D3_0439336962D2_mobile.url = skin/Image_E168D3C1_B622_0B28_41D3_0439336962D2_mobile_it.jpg Image_E1704A78_B622_05E7_41A9_1A480419BFF6.url = skin/Image_E1704A78_B622_05E7_41A9_1A480419BFF6_it.jpg Image_E1704A78_B622_05E7_41A9_1A480419BFF6_mobile.url = skin/Image_E1704A78_B622_05E7_41A9_1A480419BFF6_mobile_it.jpg Image_E1752E5A_B622_1DDB_41D6_CE1F52042C63.url = skin/Image_E1752E5A_B622_1DDB_41D6_CE1F52042C63_it.jpg Image_E1752E5A_B622_1DDB_41D6_CE1F52042C63_mobile.url = 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skin/Image_F27C50EF_B666_06CB_41D4_9D163D6014FD_it.jpg Image_F27C50EF_B666_06CB_41D4_9D163D6014FD_mobile.url = skin/Image_F27C50EF_B666_06CB_41D4_9D163D6014FD_mobile_it.jpg Image_F462399D_B622_074C_419E_7D7B3A915FA7.url = skin/Image_F462399D_B622_074C_419E_7D7B3A915FA7_it.jpg Image_F462399D_B622_074C_419E_7D7B3A915FA7_mobile.url = skin/Image_F462399D_B622_074C_419E_7D7B3A915FA7_mobile_it.jpg Image_F46349A0_B622_0774_41C8_AE24E659F192.url = skin/Image_F46349A0_B622_0774_41C8_AE24E659F192_it.jpg Image_F46349A0_B622_0774_41C8_AE24E659F192_mobile.url = skin/Image_F46349A0_B622_0774_41C8_AE24E659F192_mobile_it.jpg Image_F4EF939B_B622_0B4B_41E2_8B64A60B8A69.url = skin/Image_F4EF939B_B622_0B4B_41E2_8B64A60B8A69_it.jpg Image_F4EF939B_B622_0B4B_41E2_8B64A60B8A69_mobile.url = skin/Image_F4EF939B_B622_0B4B_41E2_8B64A60B8A69_mobile_it.jpg ### Testo Multilinea HTMLText_F27C90EE_B666_06CD_41B7_C6611BAD8ECF.html =
Indagine archeologica presso il settore nord-ovest interno alla fortezza


Fra il 12 giugno e il 21 luglio 2023, all'interno della Rocca dei Colonna, si è svolta la prima campagna di scavo archeologico promossa dal Comune di Castel San Pietro Romano su concessione della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.
Le indagini hanno preso avvio a seguito degli studi preliminari effettuati sulla documentazione archivistica conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e nell'Archivio Storico Comunale. Tali documenti attestavano che, a partire dal XVII secolo, l'antica fortezza medievale fosse stata utilizzata esclusivamente per attività civili e amministrative del borgo.
In particolare, una planimetria del 1641 documentava l'esistenza di una sequenza di ambienti disposti lungo i settori occidentale e settentrionale della Rocca. Questi spazi erano destinati allo stoccaggio delle derrate alimentari, alle assemblee di governo del borgo e ad attività produttive, tra cui un forno per la cottura degli alimenti.
La campagna archeologica, finanziata nell'ambito del progetto "I Luoghi della Cultura" della Regione Lazio, ha confermato pienamente quanto ipotizzato dagli studi preliminari, permettendo di riportare alla luce l'intero quartiere edificato dalla famiglia Barberini pochi anni dopo l'acquisto del feudo di Palestrina nel 1630.


È emerso un complesso edilizio di notevole importanza, composto da:
  • due ampie sale disposte su due livelli (di cui quello superiore oggi perduto);
  • un terzo ambiente dotato di forno;
  • una lunga scalinata di servizio che garantiva l'accessibilità all'intero settore.


Le strutture rinvenute si presentano in ottimo stato di conservazione e conservano ancora i pavimenti originari e ampie porzioni degli intonaci delle pareti.
Le indagini hanno inoltre consentito di individuare, in più punti dell'area scavata, una fase costruttiva precedente attribuibile probabilmente al XII secolo, riconducibile alla prima edificazione della Rocca. Questa struttura più antica era realizzata con bozze di calcare legate da malta cementizia e successivamente rinforzata da una cortina muraria costruita con blocchetti di calcare, anch'essi legati da malta.
Questa fase edilizia, diffusa in gran parte del complesso, testimonia un importante intervento di ricostruzione che potrebbe essere collegato sia alle conseguenze dello scontro tra Colonna e Caetani del 1298, sia a una grande opera di fortificazione promossa dalla famiglia Colonna nella seconda metà del Duecento, che coinvolse non solo la Rocca ma anche l'intero circuito murario del paese.
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Pane, amore e fantasia (1953)


Il maresciallo Carotenuto (De Sica), affacciato al balcone della Caserma di Sagliena, corteggia Maria detta Pizzicarella la Bersagliera (Lollobrigida) e la levatrice Annarella (Merlini).


Pane, amore e gelosia (1954)


Continuano le vicende amorose tra la Bersagliera (Lollo) e il timido carabiniere Stelluti (Risso), che si svolgono in una Castel San Pietro già trasformata grazie ai proventi del primo film.


Pane, amore e... (1955)


La piazza fa da scenario all’addio del maresciallo Carotenuto (De Sica) e della sua fedele governante Carmela (Tina Pica), che stanno partendo alla volta di Sorrento dove il carabiniere è stato trasferito.


I due marescialli (1961)


Palazzo Mocci diventa la Caserma dei Carabinieri di Scalitto, dove lo scaltro ladro Capurro (Totò) si spaccia per il comandante Cotone. Il vero comandante Cotone (De Sica), invece, si rifugia nella chiesa del paese fingendosi prete.
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Pane, amore e fantasia (1953)


Il maresciallo Carotenuto (De Sica), appena arrivato a Sagliena, viene accolto dai paesani che al suo passaggio si affacciano dalla piazza per salutarlo.
Allertato dalla gran confusione, il maresciallo Carotenuto (De Sica) si precipita fuori dal salone del barbiere e vede la lite tra la Bersagliera (Lollobrigida) e Paoletta (Casilio).
Numerose le scene, sia di Pane, amore e fantasia che di Pane, amore e gelosia, girate nel piccolo emporio del paese.


Tuppe tuppe marescià! (1958)


Ninetta (Paris) e Maria (De Luca) cantano una canzone a Stelluti (Risso) e un gruppetto di donne si raduna intorno alla Fontana del Formale.


Curiosità


Dopo il successo di Pane, amore e fantasia, i primi turisti cominciarono a salire a Castel San Pietro Romano alla ricerca dei luoghi del film. Su una sedia del negozio qualcuno attaccò un cartello con su scritto:


«Su questa sedia spesso riposò Gina Lollobrigida»


e gli avventori cominciarono ad elargire mance per potervisi sedere qualche istante!


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Pane, amore e fantasia (1953)


La Bersagliera (Lollobrigida) e Paoletta (Casilio) hanno un battibecco e finiscono alle mani sulla scalinata che collega la via con Piazza della Vittoria.
Su questa via, all'angolo con Piazza San Pietro, c’era l’ingresso alla caserma dei carabinieri. Indimenticabile il maresciallo Carotenuto (De Sica) in alta uniforme che scende le scale per recarsi alla festa del paese.


I due marescialli (1961)


Proprio sotto questo pergolato è stata girata una delle scene più celebri del film. Totò, nei panni del finto maresciallo Cotone, entra nel Caffè dello Sport e chiede un espresso.
Ma siamo in tempo di guerra e il vero caffè è un lusso. Così la cameriera gli porta un terribile surrogato fatto con orzo e lupini e lui, disgustato, esclama:


«Questa è una ciofeca. Allora ditelo! E non scrivete Caffè dello Sport. Scrivete Ciofeca dello Sport!»


Un racconto unico del borgo e del cinema


In questa strada si intrecciano due momenti iconici del cinema italiano: da una parte le schermaglie popolari e i colori della commedia di Pane, amore e fantasia, con la vivace rivalità tra Bersagliera e Paoletta e la figura del maresciallo Carotenuto; dall'altra l'umorismo irresistibile di Totò ne I due marescialli, che trasforma una semplice sosta al caffè in una scena rimasta nella memoria collettiva.
Ancora oggi, percorrendo Via Vittorio De Sica, è possibile riconoscere gli scorci che fecero da sfondo a queste celebri sequenze e immaginare il borgo animato dalle troupe cinematografiche che, negli anni Cinquanta e Sessanta, contribuirono a rendere Castel San Pietro Romano uno dei set più amati del cinema italiano.


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un percorso di archeotrekking alla scoperta delle mura poligonali dell'acropoli di Praeneste


L'antica città latina di Praeneste racchiude in sé, ai nostri giorni, gli abitati urbani di Palestrina (urbs) e Castel San Pietro Romano (l'acropoli). Questo rapporto è sancito dal possente circuito murario, realizzato prevalentemente in opera poligonale di calcare, che si estende ben conservato per circa quattro chilometri e mezzo unendo il declivio alla sommità del Monte Ginestro (Fig.1).


In questo punto aveva inizio il tratto nord-occidentale dell'anello montano delle mura, interessato tra il 2009 e il 2010 da indagini archeologiche che hanno chiarito, grazie ai rinvenimenti ceramici provenienti dai livelli di fondazione delle mura, il periodo di edificazione della cinta muraria, compreso tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.


La costruzione delle fortificazioni, almeno in questa fase, prevede la realizzazione di un muro in poligoni di calcare messi in opera con una tessitura detta di "seconda maniera" (Fig.2). Essi erano alloggiati a secco, senza legante. Sul retro la parete era fornita di muro di controscarpa realizzato con bozze di calcare più piccole e dotato di setti perpendicolari di collegamento, con funzioni di contenimento controterra, a sua volta ricoperto da un terrapieno artificiale.


Proprio al suo interno (Fig.3) sono stati effettuati rinvenimenti ceramici risalenti all'età del Bronzo Medio – prima Età del Ferro (XV-IX secolo a.C.), fra cui frammenti di ciotole con decorazione "appenninica".


Questa scoperta ha permesso di ipotizzare una probabile frequentazione protostorica della sommità del Monte (forse nelle forme di un piccolo insediamento) riportando in luce, per la prima volta, i materiali più antichi mai scoperti nell'area prenestina.
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un percorso di archeotrekking alla scoperta delle mura poligonali dell'acropoli di Praeneste


Praeneste, antica città latina, oggi Palestrina, aveva sulla sommità del monte Ginestro l’acropoli, oggi Castel San Pietro Romano. Il rapporto tra la città antica e l’arx è sancito dal possente circuito murario realizzato in opera poligonale di calcare che si estende per circa quattro chilometri e mezzo, con un anello che cinge l’acropoli e due bracci che scendono a Praeneste, per molti tratti ancora ben conservato e visibile.
Da qui una scalinata moderna costeggia il rettifilo delle mura maggiormente conservato (Fig.1), tanto caro ai viaggiatori del Grand Tour che spesso lo hanno rappresentato nei loro disegni. Si tratta di uno dei punti più suggestivi dove le mura appaiono in tutta la loro monumentalità fondendosi con il paesaggio circostante.
Raggiunta la sottostante porta ad ogiva, si può scegliere di risalire l’anello fino al Belvedere di Ponente o discendere verso Palestrina (Fig.2).
In età medievale il circuito conobbe diversi restauri. Un primo intervento, realizzato in bozzette di calcare, va ricondotto alla fase di rifortificazione dell’antica acropoli a partire dal XII secolo con l’impianto di un fortilizio (la Rocca) da parte della famiglia Colonna.
Successivamente un secondo intervento di restauro delle mura deve essere avvenuto nel corso del XIII secolo o nella prima metà del XIV, testimoniato dall’impiego della tecnica edilizia del blocchetto di calcare (c.d. tufello) con il quale furono edificate piccole torrette di avvistamento interne al circuito.
Fino al pieno XV secolo, quando esternamente alla linea delle fortificazioni furono edificate torrette circolari rendendo in funzione, come accesso all’interno all’abitato, la nuova porta edificata accanto alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, oggi detta Santa Maria della Costa, della quale purtroppo oggi resta solo traccia nella documentazione d’archivio.
Da qui partiva anche il braccio orientale delle mura che transita presso Porta San Cesareo.


Chiesa di Santa Maria della Costa o della Consolazione


Il piccolo edificio (Fig.3), inizialmente dedicato alla Madonna della Consolazione, fu costruito nel 1682, grazie alle offerte della popolazione di Castel San Pietro Romano e della famiglia Barberini, sul luogo in cui probabilmente in epoca medievale era situato l’eremo della Beata Margherita Colonna (Fig.4).
La chiesa è stata successivamente denominata “della Costa”, per ragioni di topografia, poiché situata al termine dell’omonimo sentiero che risale dall’abitato di Palestrina lungo il declivio del Monte.
Margherita Colonna, sorella del Cardinale Giacomo, dopo essersi sottratta ad una politica familiare che ancora giovane la voleva in sposa, decise di abbracciare completamente la vita religiosa. Si ritirò in preghiera insieme ad alcune consorelle sul Monte Ginestro e riuscì ad entrare nell’ordine delle Clarisse.
Nel luogo del suo ritiro spirituale fondò un cenobio dove rimase fino al 1280, anno della sua morte.
Prima della distruzione della città di Palestrina perpetrata nel 1298 da Bonifacio VIII, il cardinale Giacomo Colonna fece trasferire le monache e il corpo della sorella nel monastero di San Silvestro in Capite a Roma.
Le reliquie della Beata successivamente vennero traslate nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, poi nella cappella Colonna nella chiesa di Sant’Andrea a Paliano e infine sono state collocate nella chiesa di San Pietro Apostolo a Castel San Pietro Romano.
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Indagine archeologica presso il settore nord-ovest interno alla fortezza


Fra il 12 giugno e il 21 luglio 2023, all'interno della Rocca dei Colonna, si è svolta la prima campagna di scavo archeologico promossa dal Comune di Castel San Pietro Romano su concessione della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.
Le indagini hanno preso avvio a seguito degli studi preliminari effettuati sulla documentazione archivistica conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e nell'Archivio Storico Comunale. Tali documenti attestavano che, a partire dal XVII secolo, l'antica fortezza medievale fosse stata utilizzata esclusivamente per attività civili e amministrative del borgo.
In particolare, una planimetria del 1641 documentava l'esistenza di una sequenza di ambienti disposti lungo i settori occidentale e settentrionale della Rocca. Questi spazi erano destinati allo stoccaggio delle derrate alimentari, alle assemblee di governo del borgo e ad attività produttive, tra cui un forno per la cottura degli alimenti.
La campagna archeologica, finanziata nell'ambito del progetto "I Luoghi della Cultura" della Regione Lazio, ha confermato pienamente quanto ipotizzato dagli studi preliminari, permettendo di riportare alla luce l'intero quartiere edificato dalla famiglia Barberini pochi anni dopo l'acquisto del feudo di Palestrina nel 1630.


È emerso un complesso edilizio di notevole importanza, composto da:
  • due ampie sale disposte su due livelli (di cui quello superiore oggi perduto);
  • un terzo ambiente dotato di forno;
  • una lunga scalinata di servizio che garantiva l'accessibilità all'intero settore.


Le strutture rinvenute si presentano in ottimo stato di conservazione e conservano ancora i pavimenti originari e ampie porzioni degli intonaci delle pareti.
Le indagini hanno inoltre consentito di individuare, in più punti dell'area scavata, una fase costruttiva precedente attribuibile probabilmente al XII secolo, riconducibile alla prima edificazione della Rocca. Questa struttura più antica era realizzata con bozze di calcare legate da malta cementizia e successivamente rinforzata da una cortina muraria costruita con blocchetti di calcare, anch'essi legati da malta.
Questa fase edilizia, diffusa in gran parte del complesso, testimonia un importante intervento di ricostruzione che potrebbe essere collegato sia alle conseguenze dello scontro tra Colonna e Caetani del 1298, sia a una grande opera di fortificazione promossa dalla famiglia Colonna nella seconda metà del Duecento, che coinvolse non solo la Rocca ma anche l'intero circuito murario del paese.
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Pane, amore e fantasia (1953)


Il maresciallo Carotenuto (De Sica), affacciato al balcone della Caserma di Sagliena, corteggia Maria detta Pizzicarella la Bersagliera (Lollobrigida) e la levatrice Annarella (Merlini).


Pane, amore e gelosia (1954)


Continuano le vicende amorose tra la Bersagliera (Lollo) e il timido carabiniere Stelluti (Risso), che si svolgono in una Castel San Pietro già trasformata grazie ai proventi del primo film.


Pane, amore e... (1955)


La piazza fa da scenario all’addio del maresciallo Carotenuto (De Sica) e della sua fedele governante Carmela (Tina Pica), che stanno partendo alla volta di Sorrento dove il carabiniere è stato trasferito.


I due marescialli (1961)


Palazzo Mocci diventa la Caserma dei Carabinieri di Scalitto, dove lo scaltro ladro Capurro (Totò) si spaccia per il comandante Cotone. Il vero comandante Cotone (De Sica), invece, si rifugia nella chiesa del paese fingendosi prete.
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Pane, amore e fantasia (1953)


Il maresciallo Carotenuto (De Sica), appena arrivato a Sagliena, viene accolto dai paesani che al suo passaggio si affacciano dalla piazza per salutarlo.
Allertato dalla gran confusione, il maresciallo Carotenuto (De Sica) si precipita fuori dal salone del barbiere e vede la lite tra la Bersagliera (Lollobrigida) e Paoletta (Casilio).
Numerose le scene, sia di Pane, amore e fantasia che di Pane, amore e gelosia, girate nel piccolo emporio del paese.


Tuppe tuppe marescià! (1958)


Ninetta (Paris) e Maria (De Luca) cantano una canzone a Stelluti (Risso) e un gruppetto di donne si raduna intorno alla Fontana del Formale.


Curiosità


Dopo il successo di Pane, amore e fantasia, i primi turisti cominciarono a salire a Castel San Pietro Romano alla ricerca dei luoghi del film. Su una sedia del negozio qualcuno attaccò un cartello con su scritto:


«Su questa sedia spesso riposò Gina Lollobrigida»


e gli avventori cominciarono ad elargire mance per potervisi sedere qualche istante!


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Pane, amore e fantasia (1953)


La Bersagliera (Lollobrigida) e Paoletta (Casilio) hanno un battibecco e finiscono alle mani sulla scalinata che collega la via con Piazza della Vittoria.
Su questa via, all'angolo con Piazza San Pietro, c’era l’ingresso alla caserma dei carabinieri. Indimenticabile il maresciallo Carotenuto (De Sica) in alta uniforme che scende le scale per recarsi alla festa del paese.


I due marescialli (1961)


Proprio sotto questo pergolato è stata girata una delle scene più celebri del film. Totò, nei panni del finto maresciallo Cotone, entra nel Caffè dello Sport e chiede un espresso.
Ma siamo in tempo di guerra e il vero caffè è un lusso. Così la cameriera gli porta un terribile surrogato fatto con orzo e lupini e lui, disgustato, esclama:


«Questa è una ciofeca. Allora ditelo! E non scrivete Caffè dello Sport. Scrivete Ciofeca dello Sport!»


Un racconto unico del borgo e del cinema


In questa strada si intrecciano due momenti iconici del cinema italiano: da una parte le schermaglie popolari e i colori della commedia di Pane, amore e fantasia, con la vivace rivalità tra Bersagliera e Paoletta e la figura del maresciallo Carotenuto; dall'altra l'umorismo irresistibile di Totò ne I due marescialli, che trasforma una semplice sosta al caffè in una scena rimasta nella memoria collettiva.
Ancora oggi, percorrendo Via Vittorio De Sica, è possibile riconoscere gli scorci che fecero da sfondo a queste celebri sequenze e immaginare il borgo animato dalle troupe cinematografiche che, negli anni Cinquanta e Sessanta, contribuirono a rendere Castel San Pietro Romano uno dei set più amati del cinema italiano.


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un percorso di archeotrekking alla scoperta delle mura poligonali dell'acropoli di Praeneste


L'antica città latina di Praeneste racchiude in sé, ai nostri giorni, gli abitati urbani di Palestrina (urbs) e Castel San Pietro Romano (l'acropoli). Questo rapporto è sancito dal possente circuito murario, realizzato prevalentemente in opera poligonale di calcare, che si estende ben conservato per circa quattro chilometri e mezzo unendo il declivio alla sommità del Monte Ginestro (Fig.1).


In questo punto aveva inizio il tratto nord-occidentale dell'anello montano delle mura, interessato tra il 2009 e il 2010 da indagini archeologiche che hanno chiarito, grazie ai rinvenimenti ceramici provenienti dai livelli di fondazione delle mura, il periodo di edificazione della cinta muraria, compreso tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.


La costruzione delle fortificazioni, almeno in questa fase, prevede la realizzazione di un muro in poligoni di calcare messi in opera con una tessitura detta di "seconda maniera" (Fig.2). Essi erano alloggiati a secco, senza legante. Sul retro la parete era fornita di muro di controscarpa realizzato con bozze di calcare più piccole e dotato di setti perpendicolari di collegamento, con funzioni di contenimento controterra, a sua volta ricoperto da un terrapieno artificiale.


Proprio al suo interno (Fig.3) sono stati effettuati rinvenimenti ceramici risalenti all'età del Bronzo Medio – prima Età del Ferro (XV-IX secolo a.C.), fra cui frammenti di ciotole con decorazione "appenninica".


Questa scoperta ha permesso di ipotizzare una probabile frequentazione protostorica della sommità del Monte (forse nelle forme di un piccolo insediamento) riportando in luce, per la prima volta, i materiali più antichi mai scoperti nell'area prenestina.
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un percorso di archeotrekking alla scoperta delle mura poligonali dell'acropoli di Praeneste


Praeneste, antica città latina, oggi Palestrina, aveva sulla sommità del monte Ginestro l’acropoli, oggi Castel San Pietro Romano. Il rapporto tra la città antica e l’arx è sancito dal possente circuito murario realizzato in opera poligonale di calcare che si estende per circa quattro chilometri e mezzo, con un anello che cinge l’acropoli e due bracci che scendono a Praeneste, per molti tratti ancora ben conservato e visibile.
Da qui una scalinata moderna costeggia il rettifilo delle mura maggiormente conservato (Fig.1), tanto caro ai viaggiatori del Grand Tour che spesso lo hanno rappresentato nei loro disegni. Si tratta di uno dei punti più suggestivi dove le mura appaiono in tutta la loro monumentalità fondendosi con il paesaggio circostante.
Raggiunta la sottostante porta ad ogiva, si può scegliere di risalire l’anello fino al Belvedere di Ponente o discendere verso Palestrina (Fig.2).
In età medievale il circuito conobbe diversi restauri. Un primo intervento, realizzato in bozzette di calcare, va ricondotto alla fase di rifortificazione dell’antica acropoli a partire dal XII secolo con l’impianto di un fortilizio (la Rocca) da parte della famiglia Colonna.
Successivamente un secondo intervento di restauro delle mura deve essere avvenuto nel corso del XIII secolo o nella prima metà del XIV, testimoniato dall’impiego della tecnica edilizia del blocchetto di calcare (c.d. tufello) con il quale furono edificate piccole torrette di avvistamento interne al circuito.
Fino al pieno XV secolo, quando esternamente alla linea delle fortificazioni furono edificate torrette circolari rendendo in funzione, come accesso all’interno all’abitato, la nuova porta edificata accanto alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, oggi detta Santa Maria della Costa, della quale purtroppo oggi resta solo traccia nella documentazione d’archivio.
Da qui partiva anche il braccio orientale delle mura che transita presso Porta San Cesareo.


Chiesa di Santa Maria della Costa o della Consolazione


Il piccolo edificio (Fig.3), inizialmente dedicato alla Madonna della Consolazione, fu costruito nel 1682, grazie alle offerte della popolazione di Castel San Pietro Romano e della famiglia Barberini, sul luogo in cui probabilmente in epoca medievale era situato l’eremo della Beata Margherita Colonna (Fig.4).
La chiesa è stata successivamente denominata “della Costa”, per ragioni di topografia, poiché situata al termine dell’omonimo sentiero che risale dall’abitato di Palestrina lungo il declivio del Monte.
Margherita Colonna, sorella del Cardinale Giacomo, dopo essersi sottratta ad una politica familiare che ancora giovane la voleva in sposa, decise di abbracciare completamente la vita religiosa. Si ritirò in preghiera insieme ad alcune consorelle sul Monte Ginestro e riuscì ad entrare nell’ordine delle Clarisse.
Nel luogo del suo ritiro spirituale fondò un cenobio dove rimase fino al 1280, anno della sua morte.
Prima della distruzione della città di Palestrina perpetrata nel 1298 da Bonifacio VIII, il cardinale Giacomo Colonna fece trasferire le monache e il corpo della sorella nel monastero di San Silvestro in Capite a Roma.
Le reliquie della Beata successivamente vennero traslate nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, poi nella cappella Colonna nella chiesa di Sant’Andrea a Paliano e infine sono state collocate nella chiesa di San Pietro Apostolo a Castel San Pietro Romano.
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Akropolis
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Akropolis
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Chiesa di Santa Maria della Costa
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Chiesa di Santa Maria della Costa
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Rocca dei Colonna
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Rocca dei Colonna
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Rocca dei Colonna
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Piazza San Pietro
sono stati girati qui...
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Piazza San Pietro
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Piazza della Vittoria
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Piazza della Vittoria
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Porry Pastorel
e il cinema a Castel San Pietro Romano
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Porry Pastorel
e il cinema a Castel San Pietro Romano
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Via Vittorio De Sica
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Via Vittorio De Sica
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Akropolis
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Rocca dei Colonna
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Rocca dei Colonna
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Come ricorda anche il Cecconi, la piccola chiesa sorge sul terreno della beata Margherita Colonna (1255-1280), sorella di Giacomo e Pietro Colonna, che si ritirò a vita di penitenza sul monte prenestino dove morì a soli 25 anni. Il suo corpo fu trasportato a Roma verso i primi di ottobre del 1285 nel monastero di San Silvestro in Capite. Probabilmente anche la chiesina nel 1298 subì la distruzione di Palestrina ordinata da Papa Bonifacio VIII, il quale voleva vendicarsi dei Colonna. Da documenti conservati presso la Curia vescovile di Palestrina, relativi alla visita pastorale del 1682, la chiesa risulta riedificata con offerte dei fedeli.
Nello stesso documento risulta dedicata a Santa Maria della Consolazione, ma già chiamata dal popolo Santa Maria della Costa. In alcune cartoline viene indicata come “Chiesa di San Rocco” perché fino al 16 agosto si portava la statua di San Rocco in processione proprio fino a questa chiesa, come ora si fa il giorno di San Rocchetto.
Secondo la ricerca della IX Comunità Montana del 1995, l’edificio attuale venne realizzato ex novo nel luogo della prima antica costruzione attorno alla metà del secolo XVIII, forse contemporaneamente alla chiesa di San Pietro. Nella prima metà degli anni Sessanta del XX secolo venne restaurata in occasione della costruzione dell’edificio della Scuola Materna da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per interessamento dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Leonardo Nardi.
Il quadro posto sull’altare (olio su tela) è datato 1886 ed è opera del pittore sannitese Enrico Cinti, attivo nella seconda metà del XIX secolo; è stato restaurato nel 1991 da Antonella Gasbarri con il contributo delle sorelle Di Domenicantonio.


Tra l’altro la chiesa ospita, sulla parete destra:


  • Una statua lignea della Beata Margherita Colonna, commissionata dalla signora Adriana Di Domenicantonio alla Missione Trinitaria del Madagascar nell’anno 2002;
  • Una targa apposta il 13 agosto 1988 a chiusura dell’Anno Mariano;
  • Quattro icone che rappresentano la Beata Margherita Colonna (1255-1280) e le Sante Irundine, Romola e Redenta che vissero da eremite nella grotta esistente a mezza costa della montagna nel VII secolo d.C., opere realizzate dall’artista prenestino Simone Coccia nel 2004.


Sulla parete sinistra:


  • Le sette icone della Via Matris realizzate dall’artista Maria Tudor su commissione delle sorelle Di Domenicantonio nell’anno 2010 (la Santa Messa è officiata alcune volte all’anno).


La chiesa è stata dotata, a ricordo dell’Anno Mariano 1987/88, di una campana offerta dalla Chia Fiorentini Di Domenicantonio e solennemente benedetta il 13 agosto 1988 da Mons. Pietro Garlato, Vescovo di Palestrina.


Curiosità


La chiesetta (ma soprattutto il campanile) fu costruita sopra gli antichi ruderi dell’antica faro, risalente all’anno 1000 d.C., la cui fiaccola doveva indicare ai marinai in transito nel Mar Tirreno la direzione verso il Tempio del Dea Fortuna a Praeneste. Gli anziani del paese ricordavano che per far funzionare la fiaccola del faro veniva consumato un barile (circa 60 litri) di olio ogni notte. (Tradizione orale raccolta da Leonardo Nardi).
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Era la primavera del 1953 quando Adolfo Porry Pastorel – il padre dei fotoreporter italiani e sindaco di Castel San Pietro Romano dal 1952 al 1960 – incontrò a Roma il suo amico Vittorio De Sica. L'attore si lamentava di aver girato l'Abruzzo in lungo e in largo, insieme al regista Luigi Comencini, per trovare un paese nel quale ambientare un nuovo film. Cercavano un paese “scassato”.


Così Porry Pastorel, con un lampo di genio e grande lungimiranza, esclamò:


«Io sono il sindaco del paese più scassato d'Italia!»


Nell'estate dello stesso anno, Castel San Pietro Romano divenne la Sagliena di Pane, amore e fantasia e i suoi vicoli vennero invasi da una troupe di circa duecento persone e da stelle del cinema.


Gli abitanti vennero ingaggiati come comparse, attrezzisti e manovali. Quel paesino, provato dalla guerra e dalla miseria, si trasformò in una piccola Cinecittà e iniziò il suo percorso di rinascita ed emancipazione.


A Pane, amore e fantasia seguirono molte altre pellicole e, nel giro di un decennio, oltre al ritorno di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida per Pane, amore e gelosia, il borgo ospitò attori del calibro di Totò, Ugo Tognazzi e Peppino De Filippo.


Adolfo Porry Pastorel


Adolfo Porry Pastorel nel cortile della sua casa di Castel San Pietro Romano insieme a Vittorio De Sica.


Il percorso del cinema


Il percorso cinema, attraverso pannelli dislocati nel borgo, conduce nei luoghi dove sono state girate alcune delle più celebri scene dei film realizzati a Castel San Pietro Romano. Con i QR code presenti sui pannelli e nei contenuti multimediali collegati è possibile rivedere le scene dei film e scoprire come sono cambiati i luoghi nel tempo.


La sezione del museo MUDI dedicata a Porry Pastorel e al Cinema a Castel San Pietro offre ulteriori approfondimenti e curiosità che rendono ancora più suggestiva la visita del borgo e del suo patrimonio cinematografico.
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I Colonna divennero signori del feudo di Palestrina a partire dal 1124. Acquisito potere, dopo l’edificazione del palazzo baronale nella parte terminale del Santuario della Fortuna Primigenia, costruirono, come baluardo difensivo sulla sommità del Monte Ginestro, il villaggio fortificato di Castel San Pietro dotato di una Rocca che godeva di una posizione davvero strategica sul Lazio Meridionale e la Campagna Romana.


Entrati in contrasto per interessi economici con Papa Bonifacio VIII, i Colonna vennero scomunicati entrando in conflitto con il pontefice. Il 14 dicembre 1297 Palestrina capitolò, a seguito del più lungo assedio della storia medievale italiana. Il Papa indisse contro i Colonna una vera e propria crociata, promettendo a chi vi avesse partecipato le stesse indulgenze riservate ai crociati in Terrasanta.


Dante Alighieri, raccogliendo probabilmente il pensiero di molti intellettuali dell’epoca, criticò aspramente l’iniziativa, condannando coloro che avevano difeso i Colonna ad Acri nel 1291 ma che ora sostenevano la crociata di Bonifacio VIII contro altri cristiani.


«Lo principe d’i novi Farisei,
avendo guerra presso a Laterano,
e non con Saracin né con Giudei,
ché ciascun suo nimico era cristiano,
e nessun era stato a vincer Acri
né mercatante in terra di Soldano»


La città si arrese nel settembre del 1298, dopo dodici mesi di guerra. Per punire i ribelli, Palestrina venne distrutta giuridicamente, parzialmente demolita e i suoi abitanti allontanati. La stessa sorte toccò alla Rocca in cima al Monte Ginestro.


Negli stessi eventi venne coinvolto anche Jacopone da Todi, che per la sua ribellione al pontefice e per aver sottoscritto con i Colonna il Manifesto di Lunghezza, fu tenuto prigioniero a Castel San Pietro Romano per circa un anno e mezzo.


La Rocca fu nuovamente danneggiata tra il 1436 e il 1437, durante l’assedio di Palestrina da parte del cardinale Giovanni Vitelleschi, per ordine di Papa Eugenio IV. Anche in questo caso, a seguito dell’ennesimo conflitto tra la famiglia Colonna e il Papato, l’edificio subì gravi danni.


Successivamente la Rocca venne restaurata da Stefano Colonna, come testimonia l’iscrizione sotto lo stemma visibile sopra il portale d’ingresso, dove accanto alla colonna, simbolo della famiglia, compare il monogramma del committente S.C. e la data 1482.


Dopo il secondo saccheggio la Rocca perse progressivamente la propria funzione militare e difensiva, venendo utilizzata per altri scopi. Dalla fine del XV secolo divenne sede delle assemblee della comunità, che vi si riunì fino alla metà del Settecento. Fu inoltre utilizzata come deposito degli approvvigionamenti alimentari del paese, protetti qui da incendi e furti.


Agli inizi dell’Ottocento la Rocca perse anche questa funzione pubblica, riducendosi progressivamente a un piccolo orto e poi a rudere a causa della scarsa manutenzione.


Nel 1994 il Comune di Castel San Pietro Romano, guidato dal sindaco Mario Visconti, acquistò da un privato la Rocca, restituendola al patrimonio pubblico. Questa operazione rese possibile l’avvio dei lavori di restauro all’inizio degli anni Duemila, sotto l’amministrazione del sindaco Mario Nardi, permettendo di conservare e valorizzare uno dei monumenti più significativi della storia del borgo.
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Come ricorda anche il Cecconi, la piccola chiesa sorge sul terreno della beata Margherita Colonna (1255-1280), sorella di Giacomo e Pietro Colonna, che si ritirò a vita di penitenza sul monte prenestino dove morì a soli 25 anni. Il suo corpo fu trasportato a Roma verso i primi di ottobre del 1285 nel monastero di San Silvestro in Capite. Probabilmente anche la chiesina nel 1298 subì la distruzione di Palestrina ordinata da Papa Bonifacio VIII, il quale voleva vendicarsi dei Colonna. Da documenti conservati presso la Curia vescovile di Palestrina, relativi alla visita pastorale del 1682, la chiesa risulta riedificata con offerte dei fedeli.
Nello stesso documento risulta dedicata a Santa Maria della Consolazione, ma già chiamata dal popolo Santa Maria della Costa. In alcune cartoline viene indicata come “Chiesa di San Rocco” perché fino al 16 agosto si portava la statua di San Rocco in processione proprio fino a questa chiesa, come ora si fa il giorno di San Rocchetto.
Secondo la ricerca della IX Comunità Montana del 1995, l’edificio attuale venne realizzato ex novo nel luogo della prima antica costruzione attorno alla metà del secolo XVIII, forse contemporaneamente alla chiesa di San Pietro. Nella prima metà degli anni Sessanta del XX secolo venne restaurata in occasione della costruzione dell’edificio della Scuola Materna da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per interessamento dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Leonardo Nardi.
Il quadro posto sull’altare (olio su tela) è datato 1886 ed è opera del pittore sannitese Enrico Cinti, attivo nella seconda metà del XIX secolo; è stato restaurato nel 1991 da Antonella Gasbarri con il contributo delle sorelle Di Domenicantonio.


Tra l’altro la chiesa ospita, sulla parete destra:


  • Una statua lignea della Beata Margherita Colonna, commissionata dalla signora Adriana Di Domenicantonio alla Missione Trinitaria del Madagascar nell’anno 2002;
  • Una targa apposta il 13 agosto 1988 a chiusura dell’Anno Mariano;
  • Quattro icone che rappresentano la Beata Margherita Colonna (1255-1280) e le Sante Irundine, Romola e Redenta che vissero da eremite nella grotta esistente a mezza costa della montagna nel VII secolo d.C., opere realizzate dall’artista prenestino Simone Coccia nel 2004.


Sulla parete sinistra:


  • Le sette icone della Via Matris realizzate dall’artista Maria Tudor su commissione delle sorelle Di Domenicantonio nell’anno 2010 (la Santa Messa è officiata alcune volte all’anno).


La chiesa è stata dotata, a ricordo dell’Anno Mariano 1987/88, di una campana offerta dalla Chia Fiorentini Di Domenicantonio e solennemente benedetta il 13 agosto 1988 da Mons. Pietro Garlato, Vescovo di Palestrina.


Curiosità


La chiesetta (ma soprattutto il campanile) fu costruita sopra gli antichi ruderi dell’antica faro, risalente all’anno 1000 d.C., la cui fiaccola doveva indicare ai marinai in transito nel Mar Tirreno la direzione verso il Tempio del Dea Fortuna a Praeneste. Gli anziani del paese ricordavano che per far funzionare la fiaccola del faro veniva consumato un barile (circa 60 litri) di olio ogni notte. (Tradizione orale raccolta da Leonardo Nardi).
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Era la primavera del 1953 quando Adolfo Porry Pastorel – il padre dei fotoreporter italiani e sindaco di Castel San Pietro Romano dal 1952 al 1960 – incontrò a Roma il suo amico Vittorio De Sica. L'attore si lamentava di aver girato l'Abruzzo in lungo e in largo, insieme al regista Luigi Comencini, per trovare un paese nel quale ambientare un nuovo film. Cercavano un paese “scassato”.


Così Porry Pastorel, con un lampo di genio e grande lungimiranza, esclamò:


«Io sono il sindaco del paese più scassato d'Italia!»


Nell'estate dello stesso anno, Castel San Pietro Romano divenne la Sagliena di Pane, amore e fantasia e i suoi vicoli vennero invasi da una troupe di circa duecento persone e da stelle del cinema.


Gli abitanti vennero ingaggiati come comparse, attrezzisti e manovali. Quel paesino, provato dalla guerra e dalla miseria, si trasformò in una piccola Cinecittà e iniziò il suo percorso di rinascita ed emancipazione.


A Pane, amore e fantasia seguirono molte altre pellicole e, nel giro di un decennio, oltre al ritorno di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida per Pane, amore e gelosia, il borgo ospitò attori del calibro di Totò, Ugo Tognazzi e Peppino De Filippo.


Adolfo Porry Pastorel


Adolfo Porry Pastorel nel cortile della sua casa di Castel San Pietro Romano insieme a Vittorio De Sica.


Il percorso del cinema


Il percorso cinema, attraverso pannelli dislocati nel borgo, conduce nei luoghi dove sono state girate alcune delle più celebri scene dei film realizzati a Castel San Pietro Romano. Con i QR code presenti sui pannelli e nei contenuti multimediali collegati è possibile rivedere le scene dei film e scoprire come sono cambiati i luoghi nel tempo.


La sezione del museo MUDI dedicata a Porry Pastorel e al Cinema a Castel San Pietro offre ulteriori approfondimenti e curiosità che rendono ancora più suggestiva la visita del borgo e del suo patrimonio cinematografico.
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I Colonna divennero signori del feudo di Palestrina a partire dal 1124. Acquisito potere, dopo l’edificazione del palazzo baronale nella parte terminale del Santuario della Fortuna Primigenia, costruirono, come baluardo difensivo sulla sommità del Monte Ginestro, il villaggio fortificato di Castel San Pietro dotato di una Rocca che godeva di una posizione davvero strategica sul Lazio Meridionale e la Campagna Romana.


Entrati in contrasto per interessi economici con Papa Bonifacio VIII, i Colonna vennero scomunicati entrando in conflitto con il pontefice. Il 14 dicembre 1297 Palestrina capitolò, a seguito del più lungo assedio della storia medievale italiana. Il Papa indisse contro i Colonna una vera e propria crociata, promettendo a chi vi avesse partecipato le stesse indulgenze riservate ai crociati in Terrasanta.


Dante Alighieri, raccogliendo probabilmente il pensiero di molti intellettuali dell’epoca, criticò aspramente l’iniziativa, condannando coloro che avevano difeso i Colonna ad Acri nel 1291 ma che ora sostenevano la crociata di Bonifacio VIII contro altri cristiani.


«Lo principe d’i novi Farisei,
avendo guerra presso a Laterano,
e non con Saracin né con Giudei,
ché ciascun suo nimico era cristiano,
e nessun era stato a vincer Acri
né mercatante in terra di Soldano»


La città si arrese nel settembre del 1298, dopo dodici mesi di guerra. Per punire i ribelli, Palestrina venne distrutta giuridicamente, parzialmente demolita e i suoi abitanti allontanati. La stessa sorte toccò alla Rocca in cima al Monte Ginestro.


Negli stessi eventi venne coinvolto anche Jacopone da Todi, che per la sua ribellione al pontefice e per aver sottoscritto con i Colonna il Manifesto di Lunghezza, fu tenuto prigioniero a Castel San Pietro Romano per circa un anno e mezzo.


La Rocca fu nuovamente danneggiata tra il 1436 e il 1437, durante l’assedio di Palestrina da parte del cardinale Giovanni Vitelleschi, per ordine di Papa Eugenio IV. Anche in questo caso, a seguito dell’ennesimo conflitto tra la famiglia Colonna e il Papato, l’edificio subì gravi danni.


Successivamente la Rocca venne restaurata da Stefano Colonna, come testimonia l’iscrizione sotto lo stemma visibile sopra il portale d’ingresso, dove accanto alla colonna, simbolo della famiglia, compare il monogramma del committente S.C. e la data 1482.


Dopo il secondo saccheggio la Rocca perse progressivamente la propria funzione militare e difensiva, venendo utilizzata per altri scopi. Dalla fine del XV secolo divenne sede delle assemblee della comunità, che vi si riunì fino alla metà del Settecento. Fu inoltre utilizzata come deposito degli approvvigionamenti alimentari del paese, protetti qui da incendi e furti.


Agli inizi dell’Ottocento la Rocca perse anche questa funzione pubblica, riducendosi progressivamente a un piccolo orto e poi a rudere a causa della scarsa manutenzione.


Nel 1994 il Comune di Castel San Pietro Romano, guidato dal sindaco Mario Visconti, acquistò da un privato la Rocca, restituendola al patrimonio pubblico. Questa operazione rese possibile l’avvio dei lavori di restauro all’inizio degli anni Duemila, sotto l’amministrazione del sindaco Mario Nardi, permettendo di conservare e valorizzare uno dei monumenti più significativi della storia del borgo.
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