SAN PIETRO APOSTOLO
La statua marmorea di San Pietro apostolo è stata per lungo tempo attribuita a Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) o comunque alla sua scuola.
La statua dell'apostolo appartiene alla fase di restauro e di abbellimento della Chiesa intrapresa da...
SAN PIETRO APOSTOLO
La statua marmorea di San Pietro apostolo è stata per lungo tempo attribuita a Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680) o comunque alla sua scuola.
La statua dell’apostolo appartiene alla fase di restauro e di abbellimento della Chiesa intrapresa da Clemente XII nel 1732. Di recente alcuni studiosi hanno riconosciuto l’autore nello scultore napoletano Paolo Benaglia, seguace di Pietro Bracci ma anche vicino alla larga e pittorica
plasticità del Rusconi (O. Ferrari).
L’attribuzione della statua al Benaglia trova conferma non solo nel confronto con le opere eseguite da questo artista a Roma per la facciata di San Giovanni in Laterano (1736), ma anche nel legame con la famiglia Corsini e in particolare con Clemente XII, i quali gli commissionarono in quegli stessi anni altre sculture.
Nella Chiesa esisteva in precedenza, secondo il Petrini, una statua lignea di San Pietro, “vecchia e fragile poiché anche in questa antichissima Chiesa, come nella Vaticana, ha usato sempre il popolo di venerare il principe degli apostoli con il bacio del piede.
(Patrimoni Artistici e Monumentali – IX Comunità Montana del Lazio)
Chiesa di San Pietro Apostolo
La chiesa di San Pietro Apostolo sorge nell’area di un convento benedettino esistente dal VI secolo d.C. Venne riedificata dai Barberini alla metà del Seicento. I lavori di ammodernamento del voluti dai Barberini furono seguiti dall’architetto Domenico Castelli riguardarono l’impianto urbanistico e i restauri della Rocca mentre i lavori della chiesa vennero eseguiti successivamente, tra il 1658
ed il 1660. L’intervento più importante fu proprio quello di ruotare di 90° l’orientamento della fabbrica sacra, ponendolo in relazione con la nuova piazza, quindi con l’ingresso verso levante, protetto da un pronao che ancora oggi costituisce l’ingresso alla chiesa, decorato dallo stemma Barberini. All’interno si diede il via ad una sistemazione simmetrica degli altari, andando a ripartire uniformemente lo spazio sacro fino all’area del presbiterio, che venne racchiusa da una balaustra. Venne quindi realizzato ex novo l’altare maggiore in asse con la nuova apertura, per volontà del card. Nepote Francesco Barberini che volle qui apporre la pala d’altare realizzata da Giacinto Gimignani nel 1633 iscritta all’interno di una cornice in stucco dorato. Gli altri altari sono dedicati a Santa Caterina; alla Madonna del Rosario; alla Beata Vergine del Carmelo; alla Beata Vergine di Costantinopoli ed entrando in chiesa a destra, vi è il Battistero. Alla sinistra, di rimpetto al fonte battesimale, si trovava una statua di San Pietro benedicente in stucco, sostituita poi con la statua in marmo di Paolo Benaglia. Ai lati dell’altare maggiore, all’interno del recinto sacro del presbiterio, si trovavano due altari, uno con la tavola della Madonna di Costantinopoli, la cui immagine venne donata dal card. Francesco Barberini, l’altro con la Tavola del Santissimo Salvatore, probabilmente proprio quella che oggi si trova nella Cappella del Salvatore.
la chiesa fu restaurata durante il pontificato di Clemente XII intorno al 1730. All’ingresso, superato il pronao, la statua di San Pietro è opera del napoletano Paolo Benaglia (1730 circa).
Le acquasantiere reimpiegano un’ara e un basamento di statua onoraria, entrambi di epoca romana. La pala d’altare fu dipinta nel 1633 da Giacinto Gimignani, pittore che intraprese la via di un classicismo atteggiato e composto, in evidente sintonia con la pittura praticata a Roma dai colleghi francesi.