La tavola con Madonna, Bambino e Angeli custodita presso la Chiesa Stella Maris di Tellaro, è un piccolo capolavoro di arte medievale, la cui datazione è talmente antica da precedere, addirittura, la costruzione della Chiesa di San Giorgio, dove era originariamente collocata. Prima dell’ultimo intervento di restauro, una cornice in...
La tavola con Madonna, Bambino e Angeli custodita presso la Chiesa Stella Maris di Tellaro, è un piccolo capolavoro di arte medievale, la cui datazione è talmente antica da precedere, addirittura, la costruzione della Chiesa di San Giorgio, dove era originariamente collocata. Prima dell’ultimo intervento di restauro, una cornice in metallo dorato la ricopriva quasi integralmente, lasciando visibili soltanto Gesù, intento a leggere, il volto e le mani della Vergine. Oggi il dipinto è tornato apprezzabile nella sua interezza, con le figure campeggiano su fondo oro: una lamina dorata finemente incisa simula un drappo d’onore sorretto da figure angeliche.
Originariamente attribuita al non meglio identificato “Maestro della Madonna di Tellaro”, oggi è generalmente riconosciuta come opera di Barnaba da Modena (1328-1386 circa), pittore molto attivo in Liguria, in Piemonte e nel nord della Toscana.
Senza dubbio si tratta della creazione di un artista molto raffinato, che ben si colloca nell’ambito del cosiddetto “giottismo” diffuso nel nord Italia intorno alla metà del Trecento. Dal 23 aprile 2005, l’opera è visibile all’interno della moderna Chiesa Stella Maris di Tellaro, situata nella parte alta del borgo, all’interno di una nicchia ricavata sulla parete destra della navata centrale, progettata dal tellarese arch. Giovanni Agnellini. Originariamente, la tavola era custodita nell’edificio religioso più antico di Tellaro, la Chiesa di San Giorgio alla marina, celebre per la cosiddetta “leggenda del polpo”, ed era collocata sull’altare dedicato all’Immacolata, da cui la catalogazione come “Madonna della Concezione”. Nel 1997 è stata riportata al suo antico splendore grazie ad un intervento di pulitura e restauro sostenuto dalla locale Parrocchia e curato da Antonio Silvestri, presso il laboratorio di restauro San Donato di Genova, sotto la direzione della competente Soprintendenza.
La tradizione orale fa risalire la comparsa dell’effigie a Barbazzano, antichissimo insediamento abbandonato, ma ancora visibile e raggiungibile a piedi (sentieri CAI 431-433), da cui scesero i primi fondatori di Tellaro. Probabilmente faceva parte del corredo da viaggio di un pellegrino di rango elevato, proveniente dalla Toscana, diretto a Santiago di Compostela in Galizia (Spagna). Si narra che, sbarcato sul far della sera, nella baia di Fiascherino (allestita dai Barbazzanesi come base militare, mercantile e attrezzato cantiere navale), il romeo decidesse di riposare sostando per una notte proprio a Barbazzano, lungo l’antica via che metteva in comunicazione il litorale con il “castrum de Ameliae”, una delle residenze del Vescovo Conte di Luni, e soprattutto con la vallata del fiume Magra. Purtroppo, quella stessa notte si sarebbe conclusa, inaspettatamente, la vita terrena del pio pellegrino. L’immagine mariana gelosamente custodita nella sua “scarsella” (borsa di tessuto in cuoio o in pelle tenuta a tracolla), pertanto, sarebbe stata affidata all’amorevole cura della Confraternita dei Disciplinati (dei Battuti o dei Flagellanti che dir si voglia!) d’origine francescana, sorta sul finire del 1200 e attiva nell’aiuto ai bisognosi e nell’assistenza ai viandanti. I pellegrini, infatti, erano in possesso della cosiddetta “lettera comunicatoria” rilasciata dalla Chiesa, una specie di salvacondotto per ottenere ospitalità, che assicurava loro tutela fisica, spirituale e giuridica durante il cammino. A partire dal XIV secolo la “peregrinatio ad limina sanctorum” (pellegrinaggio alla soglia dei Santi) comportò l’inserimento di rosari o immagini devozionali nell’equipaggiamento del “Peregrinus”, non solo come segni del viaggio, ma soprattutto come oggetti di pietà riconosciuti da tutti i Cristiani e riconducibili al culto della Chiesa Cattolica romana. Presupposto che, già di per sé, rende plausibile questa reminiscenza popolare, anche in considerazione con le dimensioni ridotte dell’icona, compatibili con il trasporto in una sacca.