Una delle opere d’arte più rappresentative di Bagno di Romagna è certamente una statuetta in bronzo datata II secolo d.C., raffigurante una giovane donna con il piattello utilizzato in epoca romana per cerimonie sacrificali.
La statuetta, rinvenuta presso il sito storico termale di Bagno di Romagna e attualmente conservata presso...
Una delle opere d’arte più rappresentative di Bagno di Romagna è certamente una statuetta in bronzo datata II secolo d.C., raffigurante una giovane donna con il piattello utilizzato in epoca romana per cerimonie sacrificali.
La statuetta, rinvenuta presso il sito storico termale di Bagno di Romagna e attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina (a circa 20 km. di distanza), è il “simbolo” delle terme del Comune, ed è il chiaro segno che, come documentato da un epigramma di Marziale e confermato da studi storici, in epoca romana (266 a.c.) nell’allora Balneum, punto di sosta lungo il percorso che collega Roma, Sarsina e Ravenna, esisteva un complesso termale pubblico vasto ed articolato, un santuario di notevole importanza dedicato ad una Ninfa, dove oggi sorge l’Hotel delle Terme Santa Agnese.
Oltre all’originale, esiste una copia della statuetta conservata lo stabilimento delle Terme di S. Agnese, custodita in una vetrinetta insieme a monete ed altri reperti, collocati vicino all’antico pozzo termale romano.
Le virtù delle acque calde di Bagno di Romagna sono apprezzate sin dal tempo dei Romani, che ne fecero un luogo di sosta lungo il percorso che collega Roma, Sarsina e Ravenna. Come documentato da un epigramma di Marziale, in epoca romana vi esisteva un vasto complesso termale, un santuario di notevole importanza e connesso a culti salutari già praticati dagli Umbri.
Dell’impianto monumentale si conservano tracce nei resti di colonnato visibili nella piazzetta delle odierne Terme Sant’Agnese e nei numerosi reperti rinvenuti in prossimità della sorgente, fra i quali spicca una statuetta in bronzo di offerente datata al II secolo d.C.
Col tempo questo culto delle acque, alimentato dalla devozione popolare, fu assorbito dal Cristianesimo che ne perpetuò gli attributi taumaturgici: al culto pagano subentrò la devozione a Santa Agnese, martire cristiana ai tempi di Diocleziano, a cui Bagno intitolò lo stabilimento termale. Il culto per la santa si è fuso negli anni, in una sorta di sdoppiamento, con la storia di una Agnese indigena, figlia di un nobile di Sarsina: la leggenda racconta che, per sfuggire ad un matrimonio indesiderato e malata di lebbra, Agnese vagò per le selve attorno a Bagno con un cagnolino che, razzolando, fece scaturire le acque calde e salutari ove ella s’immerse, riemergendo guarita.
Marziale (IX, 58)
Nympha sacri regina lacus, cui grata Sabinus
et mansura pio munere templa dedit,
sic montana tuos semper colat Umbria fontes,
nec tua Baianas Sassina malit aquas.
O Ninfa, regina dell’onda a te sacra, alla quale Sabino, come pio dono, dedicò, in segno di gratitudine, templi che resteranno eterni, così l’Umbria che si estende ridente tra i monti veneri sempre le tue sorgenti, né la tua Sarsina abbia mai a preferire le acque di Baia