Commissionata allo scadere del quarto decennio del ‘500 da parte di un membro della famiglia Ginami di Gromo alla bottega dei pittori Marinoni di Desenzano al Serio, la pala di Ognissanti è opera da assegnare interamente ad Antonio Marinoni. La pala era posta a ornare l’altare ligneo dedicato proprio a...
Commissionata allo scadere del quarto decennio del ‘500 da parte di un membro della famiglia Ginami di Gromo alla bottega dei pittori Marinoni di Desenzano al Serio, la pala di Ognissanti è opera da assegnare interamente ad Antonio Marinoni. La pala era posta a ornare l’altare ligneo dedicato proprio a Tutti i Santi, di cui la famiglia Ginami aveva il giuspatronato. Con gli anni l’altare è stato rimosso, ma, a testimonianza di ciò, rimane il blasone della famiglia posto sulla lesena a fianco del dipinto, accompagnato dall’immagine di Santa Caterina d’Alessandria, realizzata ad affresco.
La pala si trova in un’ancona importante e ben conservata, sorretta da colonne e coperta da un timpano.
La pala di Ognissanti rappresenta, al centro, posto in una mandorla formata da bianche nubi nell’azzurro del cielo, l’immagine di Cristo in maestà, mentre compie con la mano sinistra il gesto della benedizione: tre dita a indicare la Trinità, le altre due a indicare la sua natura divina e terrena, mentre con la destra regge il mondo. Sopra di Lui volano due schiere di angeli.
Nella parte inferiore si trovano invece i Santi, disposti su quattro ordini in costumi di monaci, vescovi, cardinali, frati, re e principi, con vesti di varie fogge e in atteggiamenti diversi.
In primo piano i quattro dottori della legge, gli unici a figura intera, i quali introducono alla schiera di Santi distribuiti intorno all’apparizione di Cristoː Sant’Agostino, San Gregorio Magno, San Gerolamo e Sant’Ambrogio. Costoro sono gli unici ritratti a figura intera, ripresi nei vari atteggiamenti della preghiera, della concentrazione, della predicazione e della contemplazione. Proprio la loro messa in evidenza sembra suggerire il carattere del dipinto, teso a far risalire il privilegiato ruolo di intermediazione assunto dai Padri della Chiesa (e quindi delle gerarchie ecclesiastiche).
Altri santi ben riconoscibili, a livello superiore e posti in evidenza sono la Vergine, San Giovanni Battista e San Giacomo, titolare della chiesa (insieme a San Vincenzo) e patrono di Gromo. Molto interessante è la storia della pala e del relativo altare, riconducibile a pochi ma fondamentali documenti. Già nel 1527 esisteva una cappella dedicata a Ognissanti: non è da trascurare il fatto che la data in cui è testimoniata una devozione a tutti i Santi coincida con l’ondata di pestilenza dilagata in terra bergamasca tra 1525 e 1526 che fece molte vittime in Valle Seriana e fatto doloroso e tremendo che giustifica l’invocazione di una protezione speciale, a tutti i Santi appunto. In un documento del 1546 si cita esplicitamente l’esistenza di una “casula tele teutocnice capelle Omnium Sanxtorum illorum de Ginamis”: i Ginami famiglia notabile del paese che fino al XVIII secolo vanterà un giuspatronato sulla medesima cappella. Infine l’esistenza del dipinto si ricava anche negli atti della visita apostolica di San Carlo Borromeo, risalenti al 1575.
L’opera assume un preciso significato storico sia rispetto al contesto in cui si trova sia rispetto alle circostanze che ne hanno determinato la commissione. Sono gli anni del pieno dello scisma luterano e proprio in quest’area geografica emergeranno, più tardi, radicati focolai di eresia. Tra gli episodi che manifestano chiaramente l’adesione alle nuove idee luterane si collocano tutte quelle dichiarazioni e quei fatti orientati a ribadire l’incapacità di intercessione dei Santi, peggio se dipinti e fatti oggetto di esplicita adorazione. Éprefigurando questo clima che il membro della famiglia Ginami ordinava una pala per la cappella di Ognissanti della chiesa dei Santi giacomo e Vincenzo a Gromo. Volendo il committente esprimere pubblicamente la sua posizione religiosa conservatrice, individuò la bottega dei Marinoni e, specialmente Antonio Marinoni, fermi conservatori della tradizione. Il soggetto dell’opera, e il modo in cui era stata rappresentata, era perfettamente in linea con la sua scelta iniziale ossia una marcata scelta di ferma ortodossia. Scelta che trova riscontro nei modelli figurativi, nelle scelte impaginative e nelle soluzioni tecniche impiegate: l’impermeabilità alle novità stilistiche era diventata una consapevole scelta di campo dei Marinoni.